Tematiche di separazione e affidamento dei figli

 

“Ed Io …. con chi vivrò ora! con mamma o con papà?”

Questa è spesso la domanda che si pone un bambino nel momento in cui apprende dai genitori la notizia della loro separazione. Si tratta di una domanda che nasconde la paura di un incombente cambiamento che dal bambino non è né richiesto, né desiderato.

I primi momenti in cui si apprende la notizia si accompagnano spesso a preoccupazione, paura, sconforto; poiché la famiglia rappresenta per il bambino tutto il suo microcosmo e la separazione ha per lui lo stesso effetto di un terremoto.

Come comunicarglielo? Cosa dirgli? Chi deve farlo? Molte sono anche le domande che affollano la mente dei genitori.

Innanzitutto deve essere trasmesso con chiarezza al bambino che, nonostante la situazione familiare stia cambiando, i genitori per lui ci sono e ci saranno sempre; poiché, anche se si modificano le abitudini ed i riferimenti giornalieri, l’entità del rapporto e del legame con il figlio resterà invece invariata.

I genitori, infatti, stanno mettendo in discussione il rapporto tra loro ma non quello con i figli. Se questo messaggio arriva, la separazione, seppur dolorosa, sarà vissuta dal bambino in modo meno traumatico, liberandolo da paure notevolmente più grandi.

Naturalmente la separazione è un momento difficile dal punto di vista psicologico per ciascun membro della famiglia, poiché, in genere, la coppia arriva alla decisione di separarsi dopo numerosi tentativi falliti di trovare una soluzione; la separazione è, così, individuata come l’unica, anche se dolorosa, decisione percorribile.

Prima però di approfondire il tema della separazione, partiamo dal definire cosa sia una famiglia e quale importanza ricopra nella vita di una persona.

Possiamo spiegare cosa sia una famiglia facendo riferimento ad una classica definizione di Lévi–Strauss (1967), il quale afferma che: “la famiglia è l’unione durevole, socialmente approvata, di un uomo e di una donna e dei loro figli”. La famiglia costituisce, infatti, una forma sociale primaria, che si pone all’origine della civilizzazione. Essa rappresenta il luogo in cui la persona nasce e cresce sotto il profilo biologico, psicologico, sociale e culturale.

Una definizione che evidenzia l’importanza che la famiglia ricopre nella crescita e nell’equilibrio dei figli e quanto svolga un ruolo primario nel contenere il bambino, educarlo, sviluppare il suo carattere, rispettandone l’indole, fornendogli tutti gli strumenti necessari per prepararlo ad affrontare il mondo.

La famiglia deve porsi come il microcosmo in cui il bambino impara a sperimentarsi in modo protetto e guidato, al fine di apprendere le regole e i principi che dominano il mondo fuori le mura domestiche e prepararlo affinché sia in grado di affrontarlo, dopo che abbia sviluppato in modo equilibrato e sicuro il proprio carattere e la propria personalità.

La famiglia è un sistema composto da due sottosistemi indipendenti ed in interazione tra loro: la coppia ed i figli. La coppia ricopre contemporaneamente due ruoli: la coppia coniugale che costituisce il nucleo primario dal quale ha origine la famiglia e la coppia genitoriale, che si riferisce al ruolo specifico che ciascun membro della coppia ricopre in qualità di genitore.

Per quanto riguarda la coppia coniugale essa è portatrice dei valori sui quali si costruisce la famiglia; la solidità di tutto il sistema dipende proprio dalla solidità della coppia coniugale. Finché la coppia coniugale funziona, l’intero sistema si mantiene in equilibrio, riuscendo a trovare il modo per affrontare le difficoltà che di volta in volta emergono. Nello stesso tempo il riuscire a risolvere i problemi che si presentano rafforza la stabilità della coppia coniugale. Si tratta di un processo circolare che nasce dalla coppia coniugale, la quale nutre l’intero sistema e dal quale a sua volta trae nutrimento per mantenere e rafforzare la propria stabilità.

La coppia genitoriale, invece, si riferisce alle esclusive funzioni dei genitori chiamati ad occuparsi della crescita e dell’equilibrio dei figli. Il buon funzionamento della coppia genitoriale dipende spesso da quello della coppia coniugale. Ciò nonostante una coppia di genitori può funzionare bene, anche se gli aspetti coniugali non funzionano, poiché riesce a fare leva sulle responsabilità di genitori, come avviene in molti casi di divorzio in cui i genitori ricoprono in modo equilibrato e stabile il proprio ruolo.

Come dicevo i due sottosistemi dei genitori e dei figli funzionano in modo indipendente ma interagiscono tra loro. Ciò significa che i genitori devono mantenere i figli fuori dalle dinamiche della coppia e mostrarsi ai loro occhi come una squadra che insieme gestisce le dinamiche della famiglia, con l’obiettivo di rinforzare la loro immagine di genitori competenti e, contemporaneamente di fornire ai figli la sicurezza di trovarsi in un posto stabile e sicuro in cui poter crescere.

I genitori devono, inoltre, considerare autonomo il sottosistema dei figli, nel senso di differenziato dal sottosistema dei genitori e non confondere ruoli e posizioni che destabilizzano l’intero equilibrio familiare.

In generale il problema principale per i figli non è la separazione dei genitori, bensì come questi la gestiscono. Una separazione se affrontata con maturità e attenzione al mondo psicologico dei figli, aiuta loro ad elaborare ciò che sta accadendo ed a trovare, insieme con i genitori, una nuova organizzazione familiare.

I genitori hanno il compito di trasmettere ai figli che con la separazione non vengono messi in crisi i ruoli che i genitori ricoprono verso i figli, questi ultimi devono essere rassicurati che in termini di affetto, tenerezza, e presenza fisica nulla mancherà loro. La famiglia dovrà comunque lavorare insieme per riuscire a trovare un nuovo equilibrio.

Per proteggere i figli dal dolore, la coppia deve fare molta attenzione a concentrarsi sugli aspetti genitoriali e restare una squadra che insieme si occupa del benessere dei figli. Tutto ciò richiede appunto una buona dose di maturità e responsabilità che non tutte le coppie che si separano riescono ad avere in un momento sicuramente difficile della loro vita. Come accade alle coppie che richiedono in fase di separazione l’affidamento esclusivo dei figli, poiché proprio sui figli iniziano la loro personale guerra. Sicuramente non hanno come primo obiettivo i bisogni del bambino ma lo stanno strumentalizzando nel loro conflitto. In questi casi un lavoro terapeutico sulle competenze genitoriali può essere molto importante, poiché il non pensare che il benessere del bambino sia prioritario è comunque indice di scarse competenze genitoriali.

Ostacolare il bambino dal poter frequentare entrambi i genitori è indice del fatto che i bisogni del minore non vengono messi in primo piano e quindi il ruolo genitoriale della coppia risulta fortemente carente. Anche la rabbia ed il rancore accumulati verso il partner non giustificano la totale nebbia verso i bisogni dei propri bambini.

La separazione è, comunque, un momento fortemente emotivo nella vita della famiglia, in cui si concentrano emozioni principalmente dolorose: delusione, sfiducia, paura, rabbia, senso di fallimento, anche nelle separazioni che si concludono senza particolari conflitti. I figli assorbono l’atmosfera che si respira in casa e, spesso, vivono la separazione dei genitori come una vera e propria disgregazione familiare.

Accade che mentre i genitori cercano le responsabilità del fallimento matrimoniale incolpando il coniuge, i figli, invece, soprattutto se bambini, iniziano a pensare di essere loro la causa della separazione dei genitori, ciò, spesso, indipendentemente dall’atteggiamento dei genitori, perché il bambino trovandosi in una fase narcisistico-egocentrica, tende a spiegarsi gli eventi che accadono intorno a lui ponendosi al centro.

I genitori devono riuscire a spiegare ai propri figli che non sono responsabili della separazione ed, ancor meglio, se insieme trasmettono loro il messaggio che non c’è un colpevole diretto ma che ci sono dei problemi che non si riescono a risolvere, che non è colpa di nessuno e che è doloroso per tutti. Ciò è essenziale per salvaguardare l’immagine che il figlio ha di ciascun genitore che è necessaria per mantenere una crescita sana ed equilibrata.

Si parla spesso di competenze genitoriali e tra queste rientra senza dubbio la tutela della crescita psicologica del minore che implica metterlo al centro degli interessi comuni dei coniugi e tutelarlo dalle difficoltà che la coppia sta vivendo.

Nella maggior parte dei casi quando una famiglia si separa ciò che non funziona è la coppia coniugale: marito e moglie hanno numerosi problemi che non riescono più a risolvere e ciò si proietta sul loro modo di fare i genitori. Spesso i coniugi litigano aspramente sull’educazione dei figli a causa dell’intolleranza e della rabbia che nutrono uno verso l’altro, evidenziando una crisi coniugale che non riescono più ad arginare e che si gioca sul terreno comune dell’educazione dei figli. In questi numerosi casi la psicoterapia familiare facendo emergere l’origine del conflitto ed intervenendo su di esso, libera i genitori dall’usare come terreno di battaglia la gestione e l’educazione dei figli.

Nelle coppie altamente conflittuali nel momento della separazione va restituita con determinazione ai genitori la responsabilità che ciascuno di loro detiene nel prendersi cura della crescita fisica ed emotiva dei propri figli, aiutandoli a proiettarsi nel tempo per vedere quali danni possa provocare sulla crescita dei figli un loro comportamento non responsabile.

Non c’è un genitore colpevole e l’altro innocente, bensì sono entrambi responsabili nell’affrontare in modo corretto il loro ruolo di genitori, mantenendo al centro dell’interesse il loro improrogabile compito di far crescere sani ed equilibrati i figli.

I genitori devono avere chiaro che anche in fase di divorzio in realtà è la coppia coniugale che si separa, mentre la coppia dei genitori dovrà continuare ad occuparsi nel modo più opportuno dei figli ed, inoltre, trasmettere questo concetto ai propri figli con l’obiettivo di rassicurarli sul futuro, sollevarli dalla responsabilità che da soli si assumono e, nello stesso, tempo proteggere la loro crescita.

Essere genitori responsabili significa avere fatto un passaggio nella vita che impone l’aver messo in primo piano il benessere dei propri figli. Un genitore responsabile si preoccupa prima di tutto che i propri figli stiano bene, cerca di aiutarli a risolvere le difficoltà ed a gestire i problemi che si presentano durante la loro crescita. Qualsiasi decisione prenda è nel rispetto e nella tutela della prole. Mantenere rapporti buoni e rispettosi con il partner è prima di tutto un dovere verso i propri figli.

In molte coppie che si separano in modo altamente conflittuale e che hanno difficoltà a trovare degli accordi, spesso si nasconde una carenza o una mancanza di competenze genitoriali ed il minore finisce al centro della loro personale guerra, combattuta contro l’altro. Ciò evidenzia quanto il minore, piuttosto che essere posto al centro della tutela dei genitori e protetto da dinamiche che riguardano invece in maniera esclusiva la coppia, diventa invece “invisibile” senza esigenze e bisogni, strumento di una guerra personale. Si tratta in questi casi di coppie che usano il minore, piuttosto che proteggerlo per carenza nelle competenze genitoriali, provocata da immaturità, ignoranza oppure a causa di problemi psicopatologici.

Lavorare per rafforzare le competenze genitoriali implica far crescere il loro ruolo di genitori, oppure nei casi più difficili farli nascere come genitori. Nei casi e nei tempi di una separazione ciò a volte diventa molto difficile, poiché gli aspetti pratici ed emotivi coinvolti sono molteplici.

Potremmo a questo punto chiederci quali siano i compiti di un genitore. La caratteristica più importante consiste nel fornire ai figli una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno o a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. Un ruolo che consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza ma intervenendo attivamente solo quando è chiaramente necessario (Bowlby, 1988).

In questo complesso e variegato ruolo i genitori possono essere intercambiabili ed ambedue attenti nel fornire il sostegno necessario.

Si tratta, quindi, di una disponibilità che riguarda entrambi i genitori, i quali in momenti e situazioni diverse si alternano per dare al figlio una maggiore possibilità d’intervento nelle diverse situazioni della vita. Ciò richiede che entrambi siano presenti nella quotidianità dei figli per osservare cosa succede loro e per riuscire a mantenersi come punto di riferimento stabile, presente e disponibile. Una possibilità questa che si complica nelle situazioni di separazione.

Prima della Legge n°54 del 2006 sull’affidamento condiviso, definita anche legge della bi-genitorialità, i figli erano affidati ad un solo genitore, spesso la madre, lasciando l’altro, il padre, sullo sfondo rispetto alla crescita dei figli, ostacolando di fatto che il padre potesse essere presente nella vita quotidiana dei propri figli. Di conseguenza accadeva in passato ma può capitare ancora di trovarsi di fronte a uno sbilanciamento relazionale nei confronti dell’asse materno. La madre diventa l’elemento stabile e costante sia nelle famiglie ricomposte, in cui si verifica una sovrapposizione delle figure paterne, una sorta di figura paterna plurima con la quale il figlio si deve destreggiare, sia nelle famiglie monogenitoriali in cui il pericolo è quello opposto di una assenza o latitanza della figura paterna.

Ciascun genitore deve aiutare l’altro affinché il figlio mantenga buoni rapporti con entrambi ed una buona immagine di ogni genitore. Ciò per il benessere del figlio al quale deve essere data l’opportunità di completare la sua identificazione con le figure genitoriali che gli è necessaria per sviluppare la propria personalità e, contemporaneamente, per avere nel futuro rapporti con gli altri che non siano eccessivamente condizionati dall’immagine negativa che si è costruito in famiglia, durante gli anni della formazione del suo carattere.

Per esempio una bambina alla quale sarà distrutta l’immagine del padre, a causa di una madre rancorosa, può sviluppare un’avversione e paura verso gli uomini che potrà condizionare i suoi futuri rapporti sentimentali. Allo stesso tempo anche se sarà il padre responsabile nel mettere in cattiva luce l’immagine materna, la bambina potrà avere in futuro difficoltà ad identificarsi con la madre nel momento in cui attraverso l’identificazione con il modello costituito dalla propria madre si costruisce la futura identità di donna.

Ciascun genitore non è, infatti, sostituibile ma è fondamentale anche se per situazioni della vita e momenti di crescita diversi del figlio. Considerazione questa particolarmente sentita nella nostra società e nel nostro ordinamento giuridico, tanto da aver portato a una revisione dell’Art. 155 del Codice Civile, in seguito appunto all’emanazione della Legge 54/2006 sull’affidamento condiviso, il quale sottolinea che: ”anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Anche quest’ultimo punto, relativo alla conservazione del legame con le rispettive famiglie d’origine assume particolare importanza.

Grazie a una visione familiare del problema legato alla separazione dei coniugi, si è giunti progressivamente a ritenere fondamentale mantenere l’accesso alle radici ed alla storia familiare di ciascun genitore.

Tutto ciò indica con fermezza il potere che entrambi i genitori esercitano sulla crescita affettiva, psicologica e educativa dei propri figli.

Con la Legge 54/2006 il giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori. La potestà genitoriale è esercitata da entrambi e le decisioni di maggiore interesse per i figli, relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Possiamo, infatti, pensare che debba essere un diritto per i bambini poter contare in modo totale ed equivalente su entrambe le figure genitoriali, anche in una situazione di separazione o divorzio. Ciò li aiuta sicuramente a elaborare meglio un momento per loro così difficile, rassicurandoli del fatto che la loro relazione con ciascun genitore non sarà eccessivamente penalizzata.

Il compito principale di una coppia di genitori, ex coniugi, consiste nell’impegnarsi reciprocamente per la gestione del conflitto coniugale ridefinendo anche i nuovi confini del loro rapporto. Essi, in quanto genitori, hanno il compito di mettere in atto forme di collaborazione con l’ex coniuge per garantire l’esercizio della funzione genitoriale, legittimando l’altro e garantendo ai figli l’accesso alla trasmissione generazionale di ciascun genitore.

La situazione di divorzio è sempre un passaggio difficile per i figli in cui mantenere un legame stabile con entrambi i genitori è fondamentale per il loro benessere e la loro crescita sana.

La coppia che si separa deve, infatti, trovare un equilibrio tra diventare ex coniugi ed essere ancora genitori. Riuscire a separasi come marito e moglie e tuttavia continuare a essere padre e madre, salvando la genitorialità, rappresenta comunque un compito molto impegnativo che viene assolto spesso a prezzo di grandi difficoltà e sofferenze.

L’indispensabile impegno richiesto ai genitori separati è dunque quello di salvare la genitorialità. Ciò implica da parte degli ex coniugi portare in salvo qualcosa di buono del legame coniugale, non si tratta solo di una modificazione dei ruoli, ma per la tutela delle relazioni familiari i genitori devono necessariamente mantenere una legittimazione reciproca.

Un altro argomento importante da considerare concerne la confusione dei confini materiali in una situazione di separazione. Infatti, un’adeguata divisione dei confini è di importanza cruciale per valutare il grado di non ambiguità percepito in un sistema familiare sottoposto alla prova della divisione abitativa, della predominanza di un nucleo monogenitoriale o della presenza di nuove figure adulte. Fino a quando, infatti, i confini familiari sono percepiti come confusi, risulta pressoché impossibile la riorganizzazione delle relazioni ed il superamento della crisi causata dal divorzio.

La separazione genera la confusione che rappresenta un passaggio obbligato per genitori e figli. La confusione confonde e sconcerta. Proprio per il principio gerarchico delle relazioni familiari è, però solo l’uscita dalla confusione degli adulti che permette ai figli di riassestare i confini, altrimenti essi non potranno che portarne il peso. L’uscita dalla confusione da parte dei genitori implica sempre sia l’assunzione di responsabilità, piuttosto che la proiezione della colpa, sia il rilancio del valore del legame. Ai figli interessa, infatti, vedere e sentire che al conflitto c’è soluzione, che il dolore può essere affrontato e che insieme i genitori riescono a essere solleciti nei loro confronti. Il confine interiore dei figli diventa quello che include i genitori e le loro famiglie d’origine e non esclude altre presenze, come ad esempio altri adulti e i loro figli.

Il divorzio dei genitori costituisce una frattura e un dolore ma se ben gestito può rappresentare anche un’occasione da cui i figli possono uscire con più maturità, cioè con più valore attribuito al legame e senso di responsabilità nei suoi confronti, così come con una responsabilità e un rispetto specifico verso la delicatezza e l’incertezza che il legame comporta.


Dr.ssa Aurora Rossi Psicologa e Psicoterapeuta. Tutti i diritti riservati